mercoledì 27 aprile 2016

"Amore su Misura" Dal libro Carezze Korazze & Skizzi di Vita pag.22



Roma 1984


Mio sposo dell'anima, dei sensi, del cuore
non sarà facile placare la sete di te
nell'animo arso, nel cuore a brandelli, tenuto da
mille spilli come un abito di sartoria in prova.
Un sentimento imbastito
una prova su misura, una intesa appiombo,
un modello non confezionato,
nuovo ogni volta; con accorgimenti più raffinati... che
non passano mai di moda

sabato 7 novembre 2015

Le donne che abitano in me. Capitolo 3

Un tè con ognuna di esse con:  

Paola Nazzaro, Autrice del libro Carezze Korazze &skizzi di vita. Edito da Progetto Cultura
Anna Rita Guaitoli, Giornalista, critica letteraria, studiosa del Segno Grafico
Pasqualina Cioria, Psicologa, Psicoterapeuta



Grazie alla lettura del libro, al rincorrersi delle emozioni, 3 donne, 3 menti diverse si sono incontrate e ritrovate davanti a un tè a chiacchierare del più e del meno. Per confrontarsi, andando oltre le apparenze, oltre le Korazze. Donne che credono nella forza creatrice delle mareggiate interiori.

NELL’OMBRA DEL DOLORE

(A. R. Guaitoli, Grafologa) - E quando il dolore è “troppo”, come diceva la Psicologa la volta scorsa, quando non trova compensazioni né via di uscita, può diventare deflagrante.
Sto pensando ancora alle “donne” che abitano in Paola. Mi ha sempre colpito constatare come certe ferite provochino un dolore che si manifesta nella scrittura con violenza. Così, infatti, si rivela nella scrittura di quella provocatrice che è stata Marguerite Duras: sempre oltre i limiti, con i suoi amori, le scelte politiche, l’autodistruzione con l’alcol.
In questo caso parlo di scrittura nel doppio senso. La scrittura come organizzazione del pensiero lascia intravedere nelle frasi brevi, spezzate, essenziali, piene di silenzi, la volontà di scrutare, di ascoltare le voci di sottofondo: perché tutto, ogni particolare, ritrovi senso.
La scrittura in quanto segno che rimane sulla carta subisce nel tempo diverse metamorfosi. Piccola, controllata, come quella dei diari scritti tra il 1943-1949. Poi, sempre più movimentata, diseguale, farà trapelare emozioni che sono vissute fino in fondo, talvolta in modo scomposto, così da attivare una vera angoscia. 

Certo, c’è la forza della traiettoria a dire la costanza del progetto; ma la scrittura dalle numerose irregolarità che oscilla, si schiaccia, cade, trema, urla la violenza di ferite profonde che possono attivare volontà distruttive.
 (P. Cioria, Psicologa) - Il dolore non deve essere visto come un nemico ma piuttosto come un maestro di vita. Il corso della vita è pieno di dolore, di perdite e separazioni. Il dolore e la sofferenza guidano l’uomo fin dal primo momento in cui viene al mondo e fino all’ultimo dei suoi giorni. Il piacere e il dolore sono esperienze primitive a cui  siamo esposti fin dalla nascita e lungo tutto l’arco della vita. Il dolore è una sensazione molto soggettiva, difatti, la soglia del dolore sia fisico che psicologico, è diversa in ognuno di noi. Chi lo percepisce più forte, chi meno. Se, per il dolore fisico, ci possono essere delle soluzioni che aiutano ad alleviarlo, per quanto riguarda il dolore psicologico, non esistono “pillole magiche”. Il dolore è la risposta psicologica che, in genere, si nota davanti a una perdita, è la reazione emotiva che affiora per non aver più qualcosa o qualcuno. Questa reazione non ha solo tratti emotivi, ma anche fisici e sociali.
Come dicevamo, il dolore è presente fin dalla nascita, se, infatti, pensiamo alle prime ore di vita di un bambino, possiamo vedere, come già questi siano traumatici. Da subito si iniziano a sperimentare sensazioni dolorose come la fame, la sete, il caldo, il freddo, crescendo, la dentizione ecc. Con il tempo aumentano la frustrazione e la sofferenza in diversi ambiti. Tuttavia, se il dolore e la sofferenza non superano una certa soglia, sono necessari alla crescita e allo sviluppo della persona, viceversa quando non si riesce più e gestirli.
Per quanto ognuno di noi si preoccupa di evitare o diminuire il dolore, purtroppo è una realtà esistenziale. Provare dolore è naturale, esso ha mille sfaccettature e ognuno ha i suoi dolori che vive a modo suo, ognuno ha le sue catastrofi. Qualunque sia la fonte del nostro dolore, dobbiamo essere consapevoli che per riprendersi dallo stesso occorre tempo. Per superare il dolore innanzitutto bisogna affrontarlo, non scappare, non bisogna negare a sé stessi e fingere che non lo stiamo provando, bisogna esprimere le proprie emozioni e i propri sentimenti. Può essere molto utile parlarne con qualcuno. Ed è di fondamentale importanza continuare a vivere la propria vita.
Ogni difficoltà è un’occasione di crescita per sé stessi. La vita ogni giorno ci pone ostacoli sul nostro cammino ma ricordiamo che anche la notte più buia lascerà spazio al nuovo giorno!
(A. R. Guaitoli, Grafologa) - C’è sempre un’ombra, dietro il dolore. Un’ombra cui spesso non si sa dare nome. Un’ombra che rischia di inghiottire.
Come nel tuo impressionante dipinto, Paola. Il giallo dello sfondo non ricorda più gioia o vitalità: nell’ambivalenza dei significati, qui, è il giallo citrino dello zolfo-veleno, il giallo freddo del tradimento.
A poco servono quei biglietti dei baci Perugina che vorrebbero forse ricordare speranze antiche. Ma tu che dici di te, Paola? Della tua ombra?


(Paola Nazzaro) - All’ombra del dolore prendono forma le mie impalpabili e sontuose ombre, che, non più dissolte nell’assenza, divengono muta presenza.
Sta a me decodificarle, dar loro un volto, un nome, un’appartenenza , sta a me ascoltare quanto vogliono dirmi.
Parlare razionalmente della propria ombra è un’impresa ardua, come imprigionare il fumo in una mano; posso farlo chiedendo il supporto di linguaggi, arti diverse, attraverso la forza del colore, del segno grafico o della traccia incisiva della scrittura.
Mi è sempre interessato interfacciarmi a qualsiasi forma artistica espressiva valida, se adoperata per esprimere le percezioni del mio magma interiore del mio anelito spirituale. Soltanto immergendomi nel silenzio oscuro posso portare alla luce quella parte inquieta di me stessa.
È necessario tutto il mio coraggio per percorrere la selva intricata delle emozioni, delle passioni e degli amori illusori, per fare conoscenza non solo, della mia ombra ma specchiarmi in quella di un altro, che ho scelto, davanti alla quale mi sento sedotta da qualcosa di irreparabilmente misterioso a cui istintivamente so appartenere.
La forza della mia immaginazione e della creazione si amplifica quando un’altra ombra sembra accogliermi nel suo mistero. Sento appartenere a qualcosa di tangibile da togliermi il respiro, una melanconia e al contempo una violenta lucidità di qualcosa che è perduto per sempre.
La violenza della lucida consapevolezza, del colore giallo citrino, del dipinto citato, porta la luce acida “dell’accettazione inaccettabile” e del già passato.
I bigliettini dei baci Perugina, sono come frammenti, testimoni silenziosi di dolcezze amare, di un amore non più rinnovato. Quei testimoni di scippi di un tempo non reversibile divengono sentinelle silenziose, accompagnandomi dal paese dei balocchi dell’innocenza, al mondo adulto, conservando nello sguardo lucido una purezza avvelenata. La forza della traccia grafica prende consapevolezza, le fiamme tremule del candeliere, seppur fioche, sono portatrici di luce, amplificano i contorni delle ombre nelle pareti di me stessa e la luce della coscienza prende forma.
Tuttavia, imparare a convivere con la mia ombra, è un esercizio di individuazione e conoscenza di me stessa, custodisce la chiave delle mie attitudini e può fornirmi l’audacia necessaria per abbassare il ponte levatoio del mio riservo, del mio pudore, per gli attacchi frontali con la vita.

(P. Cioria, Psicologa) - Il dolore è solo dolore, è simile a un’onda che va e viene, il grado di sollievo che proviamo dipende solo da come lo affrontiamo. Dobbiamo imparare a conviverci, accettandolo e vivendo la nostra vita in modo attivo. In genere, quando non siamo focalizzati solo ed esclusivamente nel dolore, quando gli diamo il giusto peso, sembra che esso faccia meno male. 


lunedì 13 luglio 2015

Le donne che abitano in me. Capitolo 2

Un tè con ognuna di esse con:  

Paola Nazzaro, Autrice del libro Carezze Korazze &skizzi di vita. Edito da Progetto Cultura
Anna Rita Guaitoli, Giornalista, critica letteraria, studiosa del Segno Grafico
Pasqualina Cioria, Psicologa, Psicoterapeuta

Foto e Decoro Paola Nazzaro
Grazie alla lettura del libro, al rincorrersi delle emozioni, 3 donne, 3 menti diverse si sono incontrate e ritrovate davanti a un tè a chiacchierare del più e del meno. Per confrontarsi, andando oltre le apparenze, oltre le Korazze. Donne che credono nella forza creatrice delle mareggiate interiori.

I SOGNI SON DESIDERI?
(Anna Rita, Grafologa) - Cosa c’è di più sogno di quello di Alice (ovviamente, di “Alice nel paese delle meraviglie”)? Tra l’altro, anche lei, ha il suo tè.



Sai Paola, il collegamento ad Alice è quasi obbligatorio visto che nella tua prefazione sottolinei che “… era tempo di attraversare lo specchio di Alice… “.


E sì, care amiche, per farlo ci vuole coraggio. Ne abbiamo discusso. Ma in questo caso vorrei mettere l’accento sul coraggio di "congiungere" la parti diverse di sé. La fantasia, il “sogno”, può aiutare a trovare le immagini di noi che sono divise. E magari darci la spinta al viaggio della conoscenza: come è stato per l’Alice di Carroll.
Ma, qui, vorrei sentire la Psicologa. Fino a quando sognare, immaginare, fantasticare, può essere utile?

(Pasqualina, Psicologa) - La necessità di fantasticare è soggettiva. I sogni si differenziano in base all’età. In genere, i bambini e gli adolescenti sognano di più in confronto agli adulti, per loro sognare è fondamentale per esplorare nuove condizioni. Per quanto non finisce mai la tendenza a immaginare il futuro, man mano che si cresce, i sogni diminuiscono. Certo è che i momenti in cui ci si ritrova persi a sognare ad occhi aperti sono svariati, da quando si vive una situazione di stress, di frustrazione, di noia, a quando ci sentiamo come “fuori posto” rispetto al nostro mondo reale. Sognare ad occhi aperti è frequente ed è un’esperienza che appartiene alle normali attività della mente durante la quale si rielaborano informazioni della vita vera di ciò che si è e che si vive. Ovviamente, ogni persona ha il suo vissuto e il suo “mondo fantastico”, pertanto, ogni persona sogna in base alla propria realtà. I sogni possono aiutare a concretizzare i nostri propositi, indicano le aspettative, i desideri e le paure più nascoste. Sognare è un po’ come vedere una sorta di film nella nostra testa, che in alcuni momenti, può persino cambiare il nostro stato d’animo, fornendo relax e intrattenimento. Inoltre, fantasticare su qualcosa che rende felici, può aiutare a vivere meglio situazioni difficili.
Sognare fa bene, specialmente quando i sogni ci rincuorano e fa bene, soprattutto, quando si sognano cose realizzabili. Sono controproducenti, invece, quando essi diventano una fuga dalla nostra realtà, quando sono troppo rigidi e quando sono irrealizzabili. Secondo Klinger, i sogni aiutano a ottenere il massimo dal nostro cervello e sono una risorsa individuale indispensabile per affrontare la vita.
Citando Hermann Hesse: “Bisogna trovare il proprio sogno perché la strada diventi facile. Ma non esiste un sogno perpetuo. Ogni sogno cede il passo a un sogno nuovo. E non bisogna volerne trattenere alcuno”.
Di per sé, quindi, fantasticare può essere un bene ma come in tutte le cose, l'eccesso fa male.

(Anna Rita, Grafologa) - Sapete cosa diceva George Sand, una delle donne “che abitano” in Paola? “… un sogno che attraversa il cervello basta per sconvolgere tutta un’anima…” “… e io sentivo la mia volontà slanciarsi verso un nuovo periodo del mio destino. – Allora è là che tu sei? mi diceva una voce interiore; bene! cammina, avanza, impara”…
E’ stato così, per te, Paola?

(Paola Nazzaro) - Il sogno per me è stato il mio schermo privato sul quale ho proiettato, alimentato le mie attitudini creative, ho cercato di ascoltarle nel silenzio della notte per dar loro forma. 
Il mio mestiere di costumista ha molta attinenza con il mondo dei sogni. Se pensiamo che dall’orizzontale di un copione cartaceo dobbiamo verticalizzare un’idea, darle la forma dei sogni che la storia e il regista chiedono di evocare.
Quante volte ammiriamo un abito e diciamo che è un abito da Sogno!!! Tutte le donne eleganti o misteriose che ho vestito le ho dipinte ma ancor prima le ho sognate, immaginando di essere e vivere le avventure di personaggi straordinari di epoche passate dei film in bianco e nero.
Ho amato Eraclito, cercando di perseguire il suo monito. Egli diceva che bisogna volere l'impossibile affinché il possibile accada.
Ho sognato fortemente nei vari campi del mio lavoro contaminando e interfacciando la pittura con la scrittura, con le immagini in movimento del cinema, con la suggestione della teatralità o con il glamour di una passerella della moda mixato alla strada.
Ho molto sognato da bambina ad occhi aperti e chiusi, alimentando il mio mondo onirico con i suoi chiaroscuri e le sue ombre che ha contribuito fortemente alla costruzione della ragazza prima e alla donna artista che sono diventata.
Personalmente, quando ho l'impressione di non sognare più, mi sembra che qualche luce si spenga dentro di me come un interruttore che vada riattivato del consenso di riaccendere la miccia poderosa dei sogni che desidero realizzare.
Parlavamo della rabbia, la quale per me è una forza che saputa incanalare ha un valore salvifico. Per anni ho convissuto pervasa dalla rabbia. Essa può essere una forza distruttrice ma anche una grossissima fonte di forza, di coraggio, di riscatto nel lottare per te e per gli altri.
Ho cercato di non dimenticare, praticando l'esercizio della memoria trasformandola in traccia scritta, così, come gli elefanti non dimentico. Oggi sogno un sogno reale che riscatti i miei sogni che hanno subito degli incidenti percorso.   

(Anna Rita, Grafologa) - Mi fermo allora su George Sand. Anche lei una donna che di coraggio, certo, ne ha avuto. Che ha inseguito i suoi sogni. Che ha attraversato lo “specchio” non tanto per unire le parti di sé che possono divergere: ma per riconoscerle, prima, e farle accettare, poi - anche da lei stessa - come compresenti.
Sand, in quella prima metà dell’800, ha messo tutto alla luce del sole, davvero in modo “coraggioso”, talvolta provocatorio. Vi voglio mostrare come, nella sua scrittura, si evidenzia la presenza di diverse “anime”.



Quando scrive così (e sarà così soprattutto nelle scritture del periodo in cui a Parigi lottava per affermarsi come poeta e come donna che ha diritti di libertà ed eguaglianza) la “vediamo” vestita da uomo e con sigaro in bocca. La sua scrittura è tutta tesa ad affermarsi: decisa e rapida procede verso la destra, piena di angoli, con affondi risoluti, con un tratto carico e appoggiato.
La Sand, però, riesce ad esprimere altra parte di sé nel tracciato grafico che si arrotonda, allentando la tensione: è la donna che, pur nella sua autonomia e nella capacità di affermarsi, sa accogliere, sa farsi ricettiva, sa dare calore.


Paola Nazzaro) - E' davvero incredibile vedere fotografate nelle scritture due anime. Che qui, nella Sand, convivono. 

(Pasqualina, Psicologa) - Purtroppo spesso non è così. E allora, ci può essere tanto dolore, troppo. Di questo parleremo al prossimo tè!

venerdì 12 giugno 2015

Le donne che abitano in me

Un tè con ognuna di esse con:  

Paola Nazzaro, Autrice del libro Carezze Korazze &skizzi di vita. Edito da Progetto Cultura
Anna Rita Guaitoli, Giornalista, critica letteraria, studiosa del Segno Grafico
Pasqualina Cioria, Psicologa, Psicoterapeuta




Grazie alla lettura del libro, al rincorrersi delle emozioni, 3 donne, 3 menti diverse si sono incontrate e ritrovate davanti a un tè a chiacchierare del più e del meno. Per confrontarsi, andando oltre le apparenze, oltre le Korazze. Donne che credono nella forza creatrice delle mareggiate interiori.



PC - Osservando la copertina si capisce quanto sia predominante il coraggio di Paola che osa, guarda oltre, non si ferma alle apparenze. È così?

PN –
“Io voglio l’impossibile, voglio sempre volare, io distruggo la vita ordinaria, corro incontro a tutti i pericoli dell’Amore” (Anais Nin).
Dalla copertina del libro che ho creato in un collage pieno di simboli, ho osato distendere una donna nuda scesa dalla sua motocicletta di acciaio rilucente, che ha sganciato la sua corazza metallica, lasciandosi infrangere dall’onda risanatrice fresca della vita. Una donna che si concede il lusso di essere e basta che non ha più voglia di coprire le sue nudità. Da qui nasce l’importanza di andare oltre le apparenze, l’importanza di approfondire chi siamo realmente dietro la copertina patinata di un libro o di un ruolo che rappresentiamo o da chi siamo protette da uno schermo virtuale.

PC – Paola dice di aver trasformato il dolore in vita, cosa che ripetutamente troviamo pagina dopo pagina e per fare questo ha avuto il coraggio di lasciare le apparenze. Il coraggio è un po’ “soggettivo”, ognuno lo vive a modo suo. Quando nasciamo, siamo provvisti delle emozioni e una di queste è la paura che ha una funzione protettiva davanti al bisogno di compiere passaggi evolutivi. Essa ci serve per organizzare il nostro mondo, la nostra vita. In alcune circostanze la paura si trasforma in una sorta di paralisi, avendo la percezione di vivere senza una via di uscita, cresce a tal punto da diventare invasiva, limitando la nostra vita e facendoci indossare la “Korazza” di cui parli nel libro. Quando, invece, pensiamo di saper controllare un momento, una situazione, per quanto ci faccia paura, essa diminuisce, lasciando il posto alla razionalità che si attiva per trovare una soluzione. Provare paura è del tutto normale e ci pone dinanzi al considerare i rischi, è importante, però, che non superi una certa soglia che non ci fa più vivere bene. Bisogna, quindi, imparare ad affrontarla, fin da bambini, riconoscendo le sue svariate forme. Per contrastarla viene in aiuto il coraggio, che altro non è che l’altra faccia della paura. Un vecchio proverbio dice: “la paura che viene guardata in faccia, diventa coraggio”. Contrariamente alla paura, innata, il coraggio va sperimentato attraverso le nostre esperienze, è uno stato mentale che non corrisponde minimamente all’assenza di paura ma alla consapevolezza che esiste qualcosa di più importante di essa, il coraggio corrisponde all’avere fiducia nelle proprie capacità. Non provare paura è da imprudenti, ignari dei rischi che si corrono. Anche per vivere ed essere felici ci vuole coraggio, quel coraggio di scegliere con la propria testa, di abbandonare gli schemi, le convinzioni errate, di assumersi le proprie responsabilità, di agire consapevolmente e di cambiare la propria vita per vivere felici.
Non sarà facile ma nemmeno impossibile ma di sicuro ne varrà la pena. Paola cosa ne pensi?

PN –  Ci sono circostanze speciali nella vita in cui sai che una decisione importante può competere solo a te stessa.  Talvolta, quando si è completamente soli ad effettuare una scelta che segnerà la nostra vita, non si tornerà più indietro, ti tremano le gambe dalla paura dell’ignoto, la paura che può paralizzare le tue azioni e hai quella percezione che stai per lasciare definitivamente il mondo dei balocchi per indossare gli anfibi chiodati della vita .... Personalmente ho avuto un modo solo per governare la paura, puntarle in faccia la lampada fredda dell’interrogatorio spietato ma necessario della realtà con me stessa, parlando per immagini cinematografiche, tipo bere o affogare. Oltre ad un indubbio Dna che fa parte del mio percorso formativo, il coraggio è un’attitudine, o che lo si ha come corredo genetico o come esperienza acquista, come il coraggio che mi ha trasmesso mia madre di andarsi a prendere ciò che si sente di appartenere, di andare incontro alle proprie attitudini e ai sogni. Mia madre non si è mai opposta alle mie stramberie di bambina o adolescente bizzarra precoce esistenzialista che pattinava di notte in una provincia sonnacchiosa e rassicurante. Non volevo rassicurare nessuno e nemmeno me stessa. Non ho mai desiderato ciò che desideravano le altre bambine; il lieto fine nel il mio sogno proibito di bambina era diventare una grande Scrittrice come Anais Nin, George Sand, Wirginia Wholf, Colette e trascinavo i miei segreti in valige consumate. Quello era il mio tesoro, la mia eredità, testimone la scrittura mia amante fedele segreta non mi ha mai tradito, mai abbandonato ma per un’eccellente resa le passioni vanno alimentate, esercitate con sacrificio, disciplina e tempo sottratto al tempo. Si, la sola definizione del coraggio non è sufficiente per rappresentare la forza necessaria per competere, ritagliarsi e costruire la propria fetta di vita.

PC – Una sorta di viaggio interiore andando oltre le apparenze della copertina alla ricerca di te stessa?

PN - Vi racconto passo per passo la mia interpretazione alla copertina del  mio libro:
1)  La  motocicletta d’acciaio, (simbolo di conoscenza in bilico sul tracciato della vita)  che dopo molti kilometri di percorrenza pare voglia  ristorarsi anch’essa nelle turchine onde dalle soffici pennellate celesti.   
2) L’impudica Venere (Alexandre Cabanel “La nascita di Venere”) dell’onda è divenuta nel libro la mia  Valchiria Metropolitana che indossa pezzi di korazza d’acciaio, ginocchiere protezioni di metallo da Gladiatrice contemporanea, indubbiamente una venere korazzata.
3) La korazza è slacciata sul  un fianco sinuoso  di un biancore madreperlaceo antico  è offerto  all’onda di piacere del mare. Le onde rappresentano  i miei skizzi di vita, attimi puri di felicità impalpabile e cristallina, forti come diamanti come  scogli indelebili, come muri di cinta per le mareggiate  delle nostre emozioni.
4) La korazza simbolica, necessaria per essere al mondo, composta dalle cementate ferite attraversate, divenute  un sommerso iceberg di incomunicabilità e gelo necessario per proteggersi e tutelare la nostra la purezza, la nostra sperdutezza ed impreparazione alla vita, dove i “basilari fondamentali” sono stati acquisiti sul Ring della vita.                         
5) Il Faro  puntato sul manubrio, simbolicamente, rappresenta la voglia di  coscienza,  di introspezione; la luce come veicolo di  individuazione di sé stesse. Una luce forte, fastidiosa, da interrogatorio militare ma necessario  per il mio DNA, per la mia sete di luce e chiarezza ma soprattutto per affrontare il nemico più feroce,   il sabotatore più spietato e sotterraneo:noi stesse.!         
6) Il Korpetto in tessuto pregiato ed in tinte pastello rappresenta il mio lavoro di costumista  di creatrice di sogni ricamati di  libertà  nel ricercare uno stile su misura che evochi  mondi culturali interiori                                                          
7)  Sul fondo del collage della  copertina  del libro c’è un frammento con  una mano curata dallo smalto rosso lacca, ella sostiene simbolicamente un busto di giovane donna, le cinge la vita per sostenerla e darle coraggio prima di andare in scena, sul palcoscenico della vita di tutti i giorni.                                                                       
8) I petali di rose che fanno da cornice a questa  liberata femminilità palpabile rappresentano una conquista  un passaggio dalle tenebre, dai sotterranei di me stessa al sole del meridiano  sentire; dal nero delle mie tute di pelle, giubbotti  bicker  indossati per anni,  sotto i quali mi sono nascosta e protetta. Il rosa rappresenta il consenso, la consapevolezza della propria  femminilità, armonia conquistata nella sfida vinta in Lady Bourlesque, Sky1 nel Coraggio di  portare in scena le mie eroine interiori, le mie scrittrici artiste di mondi elegante& Retrò  di donne cosmopolite, viaggiatrici indomite ribelli alle convenzioni, icone sorelle di carta,  scrittura, pittura, danza che sono state  l’ossatura della mia formazione di ragazza e  poi di donna artista che sono diventata.                                                    
9) Lo specchietto retrovisore che appare in alto, appuntito come un’ascia di metallo cromato, rappresenta lo specchio dell’esperienza. Il guardarsi concettualmente le spalle, costantemente prima che qualcuno possa fotterti il lavoro, un’idea o qualcosa di prezioso che  ti appartenga. Essere di guardia come una sentinella interiore. Lo specchietto retrovisore è per me un simbolo di un’identità di donna non più infranta in tanti specchi, ma ricomposta.                   
10) Una marmitta cromata  appuntita, affilata come un pugnale o una penna stilografica, rappresenta per me il suono del nostro motore interiore,  del moto perpetuo della nostra mente o il segno grafico della traccia del nostro percorso, un livido inciso sulla nostra anima. Un pennino affilato può  essere anche un’arma potente contro le convenzioni contro il sistema omologante.

PC – Calzante con l’intero libro e con la tua personalità. Anna Rita a te ha colpito questa copertina? Cosa ne pensi?

ARG - Valchiria e strass rosa. Un bel contrasto, non c’è che dire.
Il segno tormentato dei disegni, scuri nella riproduzione, con molto nero negli originali ha valore espressionistico, rivelando nell’immediatezza che dietro il ‘rombo’ non c’è pace. Estasi, forse. Cercata, voluta, fino a stordirsi.



Eppure, nella scrittura scoppiettante di immagini felici e di ricche improvvisazioni linguistiche, irrompe - diventandone elemento portante - la razionalità, la volontà di sapere.
Non poteva che colpirmi un contrasto simile.
È indubbio che indichi un coraggio non comune. E il coraggio ha bisogno di essere alimentato.
Dall’aggressività, per esempio.
Proprio all’inizio, proprio in una nota che dici “dell’autrice”, riporti una frase di Colette che sottolineava, di una donna appartenente “all’epoca delle sfrontate”, una “calligrafia aggressiva”.
Colette è stata un personaggio di rottura, senza dubbio. E di coraggio ne ha avuto tanto. A proposito, questo è un esempio della sua grafia.


Così piena di inchiostro, sostanzialmente morbida, con aste che sembrano incurvarsi per accogliere, eppure con lanci decisi e lettere che si fermano prima di proseguire verso l’altra lettera, verso l’altro.
Che ci sia energia, non c’è dubbio. Freudianamente si potrebbe parlare di “libido”.
È aggressività? Quanto può essere stata di aiuto al “coraggio”?
Perché lei, Colette, che coraggio ha avuto e lo ha “sperimentato attraverso le esperienze” come indicava Pasqualina, è riuscita anche a trovare un punto di equilibrio tra le contraddizioni (non solo a livello grafico).
Anche tu, Paola, tante esperienze. Attraversate con coraggio, se sei arrivata a questo. Ma è sufficiente dire “coraggio”? Quanto ti è costato? Hai ancora l’aggressività per continuare?

PN – Mi è costato tanto ma non potevo sottrarmi alle mie responsabilità, sapevo di dover dare il via ai lavori di restauro e alle impalcature, solidificare le fondamenta della mia esistenza e non potevo continuare a vivere nella tempesta di ghiaccio interiore nel quale mi ero ibernata  e protetta.  Non nascondo che nel percorso dei fili  di resistenza si sono bruciati, li ho medicati, ed ho ripreso il cammino per nuove virate e nuove sfide. Talvolta c’è qualche intermittenza, come con il carica batteria, allora devo fermarmi e mettermi in carica.  Ho ancora la grinta per nuovi traguardi.

Sono stati necessari molti anni affinché avessi il coraggio dell’esperienza e della consapevolezza nel tempo per denudare un aspetto di scrittura lirica, occultata, appartenuta alla mia adolescenza, chiusa, murata viva in cappelliere antiche coperte da strati di carte veline, misteriosi cappelli velati e una collezione di stilografiche dall’inchiostro azzurro pallido poi verde metallizzato di gusto retro’, quello insieme a tre valigie di cuoio profumate di usura del tempo. Ho avuto la necessità di proteggere la mia parte di poetessa lirica e decadente, costruendo fuori la mia solida korazza per affrontare il mondo del lavoro e propormi invincibile, dotata di super poteri come un Fumetto. Creando la mia alter Ego, attraverso la scrittura, sono diventata una “Bambina d’acciaio” per affrontare quello che c’era li fuori, ma nelle stanze segrete di me mi sono concessa il lusso del tempo di coltivare un monologo ininterrotto con la mia parte nuda ad uno scrittoio interiore e candeliere sgocciolate di ricordi. Il velo del pudore ha custodito per anni questa sperdutezza di essere troppo piccola per capire come funzionava il mondo, troppo grande  per tirarmi indietro. Ho dovuto attrezzarmi per venire al mondo, far sentire la mia voce e lasciare un segno. La palestra e i riferimenti nei quali mi specchiavo sentendomi a mio agio con donne scrittrici non convenzionali che hanno pagato il prezzo della loro avanguardia, che osavano pronunciare guardando dritto negli occhi un uomo, come Jene Austen che con queste parole “vivrò della mia penna signore” liquidò il suo pretendente sposo o, l’audace, precoce, Colette dalla scrittura appartenente all’epoca delle sfrontate.
Leggendo le loro parole, scolpite nella mia mente adolescente che inseguiva il desiderio di indipendenza e libertà, non avrei avuto necessità se non di un pennino e un foglio di carta nel mio diario. Avrei viaggiato e osservato il mondo.
Ho avuto necessità di dare firma al coraggio con tutte le mie forze per liberarmi dalle ombre che hanno affiancato la mia vita. Arriva un momento che devi decidere se vuoi sentire di vivere davvero o morire alla vita. Ho scelto di vivere e rispettare i miei chiaroscuri.

PC – Riprendendo l’aggressività, contrariamente a quel che si pensa, il non avere impulsi aggressivi o non possedere il coraggio di esprimere la propria rabbia quando essa è motivata, mette il soggetto nella condizione di divenire una vittima o di non essere preso in considerazione. L’aggressività è intrinseca all’essere umano, contraddistinta da svariati processi emotivi e cognitivi che causano diversi tipi di condotta aggressiva. Essa può avere un doppio effetto: tramutarsi in violenza o in grinta. L’aggressività sana, creativa, consente di agire e di affrontare le situazioni, è opportuna per la riuscita di sé e per difendere la propria identità. È utile per difendersi ma anche per attaccare ove necessario. Comunica all’altro che il suo comportamento non è benaccetto o che non si è disposti a tollerarlo. In alcune circostanze l’aggressività è  indispensabile per assicurarsi il rispetto, per esprimere che determinati confini non devono essere superati. Senza rendersi conto, si possono mettere in atto gesti aggressivi che celano rabbia. La rabbia è una emozione fondamentale e primitiva, è una risposta alla frustrazione sia fisica sia psicologica che, a sua volta, nasce dal dolore, dal non riuscito appagamento di un desiderio, da una impossibilità di procurarsi un piacere, soprattutto associati all’immagine e alla realizzazione di sé.
Anna Rita, Paola cita le sue scrittrici di riferimento. Sarebbe interessante capire cosa ci rivelano le loro scritture. Sono presenti anche in esse elementi comuni con quanto appena detto da Paola?

ARG – A proposito dell’aggressività su cui mi interrogavo: guardiamo, per il momento, la scrittura di Anaïs Nin, tante volte ricordata da Paola.


Sembrerebbe il manifesto esemplare di una grafia “aggressiva”. Indubbiamente, la forte colata di inchiostro viene esaltata dalla presenza, continua e impositiva, di tanti angoli: si formano ovunque, agli apici delle lettere, in basso. Già il rapporto tra questi due segni andrebbe a evidenziare una carica di “aggressività” nel senso di energia che si rinnova. Sarà poi la buona organizzazione dello spazio (tra parole, tra righe), sarà la forte tenuta del rigo che si accompagna a una inclinazione degli assi inflessibilmente rivolta verso destra, a dirci come l’“aggressività” sia stata ben utilizzata per il raggiungimento dei suoi scopi. Del resto, era necessario avere tanta energia a disposizione per portare avanti la rottura degli schemi che la ‘scandalosa’ Anais ha voluto. Una vita intensa, la sua, che è testimonianza di una volontà e di un controllo di sé (graficamente leggibile nella accuratezza della forma) che deve pur avere un prezzo: almeno nei rapporti. Di certo, quegli allunghi uncinati nelle finali ci suggeriscono con immediatezza come deve aver allontanato molti altri pur di portare avanti i suoi progetti. O forse, i suoi sogni: non aveva detto, nel secondo diario, che i “i sogni sono necessari alla vita”?

PC – Di questo parleremo al prossimo tè! 





mercoledì 10 giugno 2015

QUANDO UNA PICCOLA CASA EDITRICE SCOPRE UN GRANDE TALENTO

Quattro anni dall'uscita di Carezze Korazze e Skizzi di Vita. Quattro anni di richieste e successi per un libro che si è rivelato essere un caso letterario.
"Quei fogli appallottolati sul fondo dei cassetti di me stessa" come li definisce l'autrice Paola Nazzaro, sono stati riportarti alla luce, una luce abbagliante al punto di attirare su di sé l'attenzione di innumerevoli lettori. Paola Nazzaro è al centro della ribalta con il suo diario on the road che continua a far parlare di sé grazie allo stile fuori dagli schemi e alla contaminazione tra più generi: narrativa, poesia, quadri e bozzetti.
Lunedì 15 Giugno alle 18.00 la scrittrice centaura presenterà per l'ennesima volta il libro accettando con piacere l'invito della città di Salerno. Nella splendida cornice del circolo dei canottieri l'autrice sarà lieta di ricevere il pubblico e autografare le copie del suo gioiello letterario, una pietra miliare che tutte le donne avranno il piacere di possedere ed esibire grazie alla copertina limited edition tempestata di Svarovski, iper femminile, a contrasto col lato virile della femminilità che scopriamo nel contenuto. Carezze Korazze & Skizzi di Vita è carico di sfaccettate sfaccettature della psiche femminile dove la ricerca costante di introspezione ha dato vita a uno stile narrativo ricamato di forti emozioni, sensi, passioni, avventure che fuoriescono ventilate dalle pagine intrise di benzina celeste, sudori d'amore, petali di rose e carburatori di vita.
Un libro d'altri tempi, dove abitano donne d'altri tempi, gli alter ego dell'autrice, donne coraggiose a cui si è ispirata e che vediamo fare capolino tra le pagine: Colette, George Sande e in primis Anais Nin, alla quale la Nazzaro riserva una dedica in apertura del libro.
Una storia a più voci che ben si presta a trasposizioni cinematografiche e teatrali, progetti ai quali Paola sta lavorando da più di un anno.
Quando l'editore si è trovato davanti la lettura di quei diari dalla copertina lisa in seta glicine macchiata d'inchiostrio con con fogli scritti a mano con la stilografica, si è trovato dinanzi ad echi di mondi lontani, schizzi di vita da non lasciarsi sfuggire.
Marco Limiti di Edizioni Progetto Cultura dichiara di essere orgoglioso della scoperta fatta: "Ho conosciuto Paola Nazzaro come costumista e ho avuto modo di sbirciare i suoi diari. Ho visto un talento che non poteva restare nascosto. Mi aspettavo che il libro sarebbe piaciuto ma il risultato ha superato di gran lunga le aspettative".
Prossimi appuntamenti: lunedì 15 giugno ore 18.00 presso il Circolo Canottieri di Salerno.
Per restare aggiornato segui su Facebook il viaggio on the road di Carezze Korazze e Skizzi di Vita

Ufficio Stampa e Comunicazione
Cinzia Dell'Omo
+ 39 328 36 87 288
letterabilia@progettocultura.it

giovedì 23 aprile 2015

Dal libro Carezze Korazze & Skizzi di Vita di Paola Nazzaro

Roma
Esterno - giorno 2010

"La scuola della memoria 

Ebbene si, quel giorno di anemico e livido inverno la metropoli tardava a svegliarsi, narcotizzata dalle informazioni allarmanti e deformate che fuoriuscivano da ogni dove.
Il fumo di cassonetti bruciati segnalava focolai di dissidenti non dormienti la cui missione era risvegliare il paese dall'atrofia da telecomando e dalla ingrassante zolla millesimata da posto fisso.
Urgeva ristabilire i contatti con la reale realtà. Urgeva trovare il modo di svegliare i dormienti e di sottrarli, al più presto, dalla rete dei reality e dalle fiction, creando uscite d'emergenza alternative. Necessitava riattivare velocemente le funzioni della propria identità prima che questa fosse del tutto smagnetizzata, persa per sempre. Urgeva salvare la memoria che sarebbe stata l'arma più potente per sovvertire il sistema soporifero ed omologante; urgeva riabilitare i pochi umani ancora coscienti..."