mercoledì 11 marzo 2015

Benzina celeste. Dal libro "Carezze Korazze e Skizzi di Vita" capitolo "Caverne D'Acciaio"

Da dentro la stiva di me, in fondo in fondo dalla sentina della sala macchine, ha cominciato a risalire come un canto lontano di schiavi e di resurrezione; quel sentimento di profonda pietà e rispetto che ha sempre mosso le mie corde più profonde, ogni volta che ho affondato le mani e l’anima nello specchio nero della miseria. Una sorta di gospel interiore, sacro, cantato da forme gioiose e generose, si è intonato nella mia mente. La benzina celeste che mi ha consentito di percorrere migliaia di chilometri interiori alla ricerca di sublimi alleanze, ha ricominciato, dopo ere, a scorrere nelle mie vene d’acciaio. Un’armonia di canti neri, berberi, bonzi, sciamani, è esplosa nel mio cervello come una cometa accecante, vincendo l’oscuramento, l’eclisse dei sentimenti. “Gracias a la vida che me ha dado tanto.” la parole di violeta Parra, del suo inno alla vita, hanno cominciato ad affollarsi gioiose ed eccitate dietro le quinte delle mie labbra, come un compagnia di giovani ballerine richiamate in scena...

lunedì 9 marzo 2015

Recensione di Carezze Korazze e Skizzi di Vita su "L'Indro"

DA L'INDRO
Bambinadacciaio
Carezze, Korazze e Skizzi di Vita. Sulla moto, il vento tra i capelli, il cuore intrappolato in gabbia.
Il volume, già dalla copertina evoca piacere, con il rosa acceso che fa da sfondo a boccette di profumo, unghie laccate e corsetti schizzati in una leziosa confusione tutta femminile. Fa venire voglia di possederlo, questo libro, come un bell’oggetto che si desidera tenere in vista. Ma aprendolo e cominciando la lettura, in una ventata di profumo femminile, ecco che appare un mondo, fatto di parole, immagini, memorie passate, entusiasmo, clangore di moto e potente carnalità. Ci piace vederlo come un libro-testimonianza, laddove la testimonianza è quella di una donna che ce l’ha fatta. Spesso ironica e autoironica, l’autrice altre volte invita alla riflessione; l’analisi delle sue debolezze, custodite nelle “Corazze” che di volta in volta indossa, la impegna in un lungo cammino temporale, ma piano piano la donna che sta chiusa dentro prende il sopravvento, prima timidamente, poi sempre con maggiore vigore, fino ad arrivare a scegliere di sostituire l’abito d’acciaio con un più femminile corpetto della tradizione Burlesque. Paola Nazzaro esplora il suo intimo e guarda il mondo correndo veloce sulla sua motocicletta. Si ha l’impressione di sentire gridare l’autrice dalle sue poesie, si resta attoniti dalla potenza, dall’energia che sprigiona dalle pagine del libro. Si percepiscono il vento fra i capelli e il sapore salato del mare sulle labbra.
di: BiancaMaria Casale
giovedì 19 Aprile 2012, ore 09:00

PREFAZIONE DI DARIO SALVATORI DEL LIBRO CAREZZE KORAZZE & SKIZZI DI VITA DI PAOLA NAZZARO

Che bella sorpresa questo libro di Paola Nazzaro! È un libro sorprendente, che ignora totalmente quello che uno si aspetta. È un libro sulla memoria ma anche sull’attualità, sulla cultura del “custom” ma anche del nu-vintage, un libro che parla di motori e di polpacci. Ben allenati. Come sono quelli dell’autrice, abituata a contraccolpi della moto, a corpi estranei, riduzioni di pena. C’è dell’autobiografismo, forse inevitabile, a volte anche di sapore pedagogico, nel senso che qualche volta l’umorismo funziona da antidoto per un passato doloroso. C’è la scansione, il timing diari stico ma più che ad un racconto biografico fa pensare ad un tuffo, a occhi chiusi, o quasi, brandelli di ricordi, sensazioni e conversazioni di sapore più impressionista che preciso. A volte sembra una narrazione in tournèe, la quintessenza di quell’universo “corpette”, ben orchestrato nei suoi artifici. Dall’universo brumoso (di cui non si percepiscono i confini) si passa ad una dimensione più poetica, il vero lato inedito dell’autrice. Non conosco nessuna altra persona appartenente al mondo dello spettacolo in grado di vivere così energeticamente la propria età (e stavolta non parliamo solo di polpacci), con esitazioni e flessuosità quasi feline. Conoscendo l’arte specchiata di Paola Nazzaro, il suo gusto per il “mirroring”, mi aspettavo un citazionismo senza limitismo alla robert Pirsig e al suo celebre “Lo zen e l’arte della manutenzione della moto”, best seller del 1974; invece siamo ben oltre, nei pressi di quella metafisica della qualità che è il frutto delle esperienze che si accumulano, come dilaganti installazioni della nostra personalità e che ad un certo momento ci piace espellere in modo creativo. Un libro-diario all’interno del quale l’autrice scopre le carte, affrontando ragioni e modi ed è noto che un vero artista sa raccontare la vita quando tanto più sembra distaccarsene. Paola Nazzaro è riuscita a catturare qualcosa di magnifico. Le descrizioni vivide e l’umorismo arguto tengono avvinto il lettore, che viene quasi nutrito dall’ironia.

LIBRO CAREZZE KORAZZE & SKIZZI DI VITA


Indossa le tue passioni!



Bambina D'acciaio di Paola Nazzaro nasce dalla passione per le motociclette, compagne di vita e d'avventura.
Bambina D'acciaio è un concetto da indossare.
Bambina D'acciaio è una filosofia di vita.
Bambina D'acciaio è lo stile di un pensiero.



Di seguito alcune foto delle creazioni "Bambina D'acciaio" indossate da Elaine Alves

 





PREFAZIONE DI ITALO MOSCATI DEL LIBRO CAREZZE KORAZZE & SKIZZI DI VITA DI PAOLA NAZZARO

Un’eco arriva tra echi lontani… Davanti alle bozze del libro di Paola Nazzaro, Bambinadacciaio, come lei stessa ama definirsi con ironia, sfogliandole in un primo momento ho provato una strana sensazione: un certo smarrimento, per gli echi che percepivo e che parevano emergere dalle pagine. Poi, rapidamente, sono stato dominato dalla lettura, conquistato da una scrittura attraente e inquieta. E sono entrato volentieri nel sinuoso sibilare di echi che il bel libro cerca e abbandona, come vedremo. Mi sono reso conto di una precisa strategia in svolgimento. Paola Nazzaro è un’artista ancora giovane e molto consapevole. Allinea, organizza le sue righe con una abilità che colpisce. Per condurci dove? Lo scopriamo presto: in un viaggio denso di sorprese nella sua vita, nelle esperienze compiute e in divenire. L’eco del suo lavoro come costumista affiora in riferimenti veloci. Nel libro sono pubblicate immagini (i suoi bozzetti, i suoi disegni) che rimbalzano all’oggi da un tempo lontano, gli anni trenta; figure esili, eleganti, insidiose, abiti femminili abiti appena accennati, garze, cappelli come ali. “La seduzione prima di diventare oggetto da indossare deve essere erotismo del pensiero”, scrive la Paola Nazzaro. L’eco del mondo dello spettacolo, in cui opera, e di cui si diletta, proviene dai nomi di quello che la stessa autrice chiama il suo backstage: tamara de Lempiscka, la fisicità forte e armoniosa; Josephine Baker, la scandalosa ballerina nera che conquistò una Parigi, una Parigi che si arrese alla sua verve e ne fece una gran star; Barbarella, l’eroina dei fumetti diventata la protagonista con Jane Fonda di un film. di roger vadim (il quale sposò Barbarella e Jane). L’eco della musica e della canzone arriva delicato e imperioso: la voce dolce drammatica di un uomo bello come Yves Montand; i cori morbidi dei Beatles che ricompaiono ieri oggi domani rivendicando un’epoca di miracolosi viaggi nei molti pianeti d’amore; le rivoluzioni dei rolling stones, frenetiche come le chitarre e batterie. vorrei continuare con il percorso di echi, per andare attraverso questo attraente gioco al cuore di “Carezze e korazze- & skizzi di vita.” A Paola Nazzaro non interessa disporre le sue pedine di versi e di racconti secondo il ritmo di una cronologia storica o di costume; echi e rimandi le servono per distillare una benzina speciale che lei stessa prepara e immette nel serbatoio della sua amata motocicletta. “io sono spigoli e acciaio”, dice di sé con freschezza l’autrice nelle prime pagine: l’acciaio, il suo cavallo di ragazza. Nel serbatoio del libro la benzina fermenta in una scrittura personale, fantasiosa, irta di invenzioni, capace di far volare la motocicletta. Una scrittura in cui si avverte l’eco di un libro “Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta” scritto nel 1974 da robert M. Pirsig, digressioni filosofiche e ricerca di un io primitivo. L’autrice evita digressioni o intenzioni teoriche, va dritta al suo scopo in rombanti variazioni del motore incantato dalla sua miscela forte: un diario senza reticenze, rombante percorso tra passato presente e futuro, che va ovunque e gira anche intorno e dentro Napoli. Napoli è la città in cui l’autrice è vissuta e da dove è partita con sicurezza, già con l’idea di trasformare nell’agire il “suo” mondo creativo. Pronta a mettersi alla prova, esaltarsi, soffrire, punirsi, amare, odiarsi, rimettere in moto. Allontanarsi dai miti e dalle leggende. Lasciare ai venti di consumarsi nella velocità. Compreso l’ebbrezza del tornado di “Easy rider” del 1969, il film di Dennis Hopper, musica, drug e scappamenti. Fughe senza ritorni. Paola Nazzaro ama il carburante di reminiscenze, riferimenti diretti o solo evocati, di parole, di suggestioni solo per dare dar lena alla fluidità delle ruote e passa oltre. Dove? Non è ancora il momento di rivelare la mia ipotesi. Manca ancora una eco da ricordare. L’ho scoperto quasi per caso, nei giorni in cui leggevo le bozze di questo libro, riprendendo in mano una ristampa di “La baby aereodinamica kolor karamella” di tom Wolfe, uscito nel 1963. La “baby aereodinamica kolor karamella” è la formula tutta americana di personalizzare le automobili e fissare un fenomeno di un’epoca in cui i giovani, ma non solo, erano alla ricerca dello svago a ogni costo e della guerra di tutti contro tutti per affermare davanti allo sguardo degli altri il proprio desiderio di apparire arrivati. tom Wolfe scrive del momento in cui, a kustom City, il paradiso dei consumatori, era considerato una finezza cambiare tutte le C con le k, invenzione partita da un venditore d’auto che riverniciava le vecchie carcasse, anzi karcasse, rimettendole nel mercato. La “finezza” fu ripresa anni dopo anche in italia, soprattutto negli anni settanta, gli anni del terrorismo, quando nelle scritte sui muri comparve il cognome del ministro dell’interno Cossiga ribattezzato kossiga, per spregio. Anche Paola Nazzaro usa la k ma certo non ha nulla a che fare con kustom City o con kossiga. La sua “riverniciatura” non si ferma alla lettera ma ha come ambizioso di skizzare, rivedere, le avventure che formano la sua personale avventura tra amori, trasformazioni, giochi d’apparenze o di penombre in cui rifugiarsi, nascondersi ed esplodere. È un burlesque serio e impegnativo quello che l’artista- d’acciaio nella pratica del talento e in una simpatica a stravaganza non studiata- vive e semina nelle pagine; dopo averlo fatto come sfida in uno show televisivo, come lei stessa ricorda. si spoglia ma non resta nuda. suggerisce. rivendica. Quel che si vede è solo la silhouette di ciò che la Bambinadacciaio vive, ha vissuto, negli anni. Dentro e fuori se stessa. giocando col fuori, e struggendosi con le parole per raccontare il dentro. Alla fine scrivendo. Per fare i conti, cercare barlumi di verità. senza acciaio e senza una corazza di piume (è sempre espressione della Nazzaro). Alla ricerca di chi leggerà. Le immagini portate in scena nel libro sono diverse, sono la ricerca di un nuovo, sono la k che appartiene all’artista (e alla scrittrice da sempre, che decide di svelarsi). Un segnale, un capriccio o un’ abbreviazione da cellulare ? Un’eco. il libro è aperto per raccontare come stanno le cose in mezzo agli echi – parola al maschile - per farsi un’eco - parola al femminile - ovvero spirito, eleganza, grazia, e dolore.

LIBRO CAREZZE KORAZZE & SKIZZI DI VITA